Informazioni aggiuntive
| Peso | 0,439 kg |
|---|---|
| Dimensioni | 17 × 24 cm |
| Autore | |
| Anno | |
| Formato | |
| Pagine | |
| A cura di |
Il prezzo originale era: €13,00.€11,05Il prezzo attuale è: €11,05.
Esaurito
Un’ostetrica di montagna tra Appennino e Dolomiti.
“Le mamme sono tutte belle, si sa, lo dice anche una vecchia canzone. Ma una che ha fatto nascere 7.417 figli deve essere per forza bellissima. E, datemi retta, per niente sciupata da tante fatiche. Se poi si chiama Maria, anche se ha ottant’anni suonati, state pur sicuri che non si fermerà qui.
Quota 7.417 è soltanto provvisoria, di figli ne nasceranno altri ed altri ancora. Quella di Maria Pollacci, grissino di ferro e occhi dolcissimi, sembra, anzi è, una storia d’altri tempi. Tanto esemplare da non sembrar vera. Perché oggi che andiamo sulla Luna e mandiamo sentinelle su Marte, oggi che in tutto il mondo è di moda uccidere bambini come se niente fosse, la sua appare una voce fuori del coro. E lei, che ha dedicato la vita a farli vivere, proprio per questo è diventata un simbolo anche se non lo sa. Attenzione però, non aspettatevi niente di eccezionale. Maria, che quando ho conosciuto era la zia e adesso è la nonna dei ragazzi di Villa San Francesco, a Pedavena, è tutto fuorché un personaggio da rotocalco. Se volete incontrarla, andate pure nella Cooperativa Arcobaleno di Casonetto Calcin, appena fuori il centro di Feltre. La troverete con le mani nella terra a curare i suoi fiori.
Tra primule, ciclamini, gerani, azalee, stelle di Natale vi sembrerà una piccola regina. Non ha la corona, ma vi accorgerete subito che una piccola aureola colorata sulla testa ce l’ha. È quella della sua semplicità, e non l’ho detto io che la vera grandezza sta proprio in questo. Poi, se siete curiosi, visto che avete deciso di leggere questo libro, fatevi spiegare come faceva a diciotto anni a non avere mai paura. A inerpicarsi in montagna con gli attrezzi del mestiere stipati nella borsa, tra tedeschi e partigiani che si davano la caccia. Allora, anche da noi, morire era più facile che vivere. Beata incoscienza? Molto di più: la consapevolezza che una creatura aveva bisogno di lei. E questo bastava per darle tutta la sicurezza del mondo. Se vi fa comodo chiamarlo dovere, fate pure così, ma non si tratta solo di questo.
Chi si dedica agli altri lo fa per amore, glielo dice il cuore, che è sempre una parola grossa da non usare. Quanto grande è il suo? Qui per saperlo c’è solo l’imbarazzo della scelta: basta chiederlo a uno dei tanti bambini, che adesso sono diventati uomini, a cui è stata sempre vicina. Però, badate, questa volta non mi riferisco a quelli che ha contribuito a far venire alla luce, ma agli altri, a cui ha dedicato l’intera vita. Sono i meno fortunati, che una mamma non l’hanno vista mai o l’hanno persa per strada e che lei, come ha potuto, ha cercato di sostituire, confortandoli nei piccoli e nei grandi affanni. Facendo di tutto, ma sempre con quel suo sorriso disarmante stampato sul volto a cui è difficile resistere. Quanto vale un attimo di serenità, per un ragazzo che soffre? Forse più di un tesoro e lei, solo tra Feltre e Pedavena, tra i piccoli ospiti della Comunità di Villa San Francesco e altrove, di tesori ne ha distribuiti tanti. Quello che ha ricevuto in cambio però, c’è da scommetterlo, è stato molto di più e lo si capisce solo a guardarla: dalla luce che le brilla negli occhi. Uno ci può credere o no, ma Francesco, che per arrivare ad amare la pace ha fatto prima la guerra, aveva ragione quando diceva che la vera ricchezza è quella dell’amore che si porta dentro e che è fortunato chi può darne una parte anche agli altri. Con semplicità, ovviamente, come ha insegnato lui. Adesso, però, basta con le citazioni e torniamo alla nostra storia, che ha il sapore di una favola, da raccontare accanto al fuoco del camino. Io non so scrivere le prefazioni, già la parola mi intimidisce, ma so che le più belle sono quelle che durano poco. Perciò, se volete respirare una boccata d’aria pulita, fatta di emozioni e di sensazioni vere, tuffatevi in questo libro che ci ha regalato Sergio Sommacal.
Leggerete di una vita vera, che vi sorprenderà per la sua freschezza. L’autore, già affermato giornalista, ha la mano e lo stile del grande scrittore. Ci propone un affresco di vita con linguaggio semplice ed essenziale, senza mitizzare niente, soprattutto senza sovrapporsi mai al personaggio, seguendo con pazienza il filo della cronaca. C’è una cifra del grande Balzac, nella cura scrupolosa dei particolari e nel disegno degli ambienti, che sicuramente vi piacerà. E farete una scoperta che rincuora: non è vero che in tutto quello che ci gira intorno non c’è più speranza. La vicenda di Maria, ostetrica per professione e mamma per vocazione, è fatta apposta per dimostrare il contrario. Ma, vi avverto fin d’ora, la storia non è finita, avrà un seguito. Questi sono stati soltanto i suoi primi ottant’anni. Dopo quota ottomila, leggeremo il seguito e – non abbiamo dubbi – sarà altrettanto bello.
Auguri, Maria!”
| Peso | 0,439 kg |
|---|---|
| Dimensioni | 17 × 24 cm |
| Autore | |
| Anno | |
| Formato | |
| Pagine | |
| A cura di |
“Le mamme sono tutte belle, si sa, lo dice anche una vecchia canzone. Ma una che ha fatto nascere 7.417 figli deve essere per forza bellissima. E, datemi retta, per niente sciupata da tante fatiche. Se poi si chiama Maria, anche se ha ottant’anni suonati, state pur sicuri che non si fermerà qui.
Quota 7.417 è soltanto provvisoria, di figli ne nasceranno altri ed altri ancora. Quella di Maria Pollacci, grissino di ferro e occhi dolcissimi, sembra, anzi è, una storia d’altri tempi. Tanto esemplare da non sembrar vera. Perché oggi che andiamo sulla Luna e mandiamo sentinelle su Marte, oggi che in tutto il mondo è di moda uccidere bambini come se niente fosse, la sua appare una voce fuori del coro. E lei, che ha dedicato la vita a farli vivere, proprio per questo è diventata un simbolo anche se non lo sa. Attenzione però, non aspettatevi niente di eccezionale. Maria, che quando ho conosciuto era la zia e adesso è la nonna dei ragazzi di Villa San Francesco, a Pedavena, è tutto fuorché un personaggio da rotocalco. Se volete incontrarla, andate pure nella Cooperativa Arcobaleno di Casonetto Calcin, appena fuori il centro di Feltre (BL). La troverete con le mani nella terra a curare i suoi fiori.
Tra primule, ciclamini, gerani, azalee, stelle di Natale vi sembrerà una piccola regina. Non ha la corona, ma vi accorgerete subito che una piccola aureola colorata sulla testa ce l’ha. È quella della sua semplicità, e non l’ho detto io che la vera grandezza sta proprio in questo. Poi, se siete curiosi, visto che avete deciso di leggere questo libro, fatevi spiegare come faceva a diciotto anni a non avere mai paura. A inerpicarsi in montagna con gli attrezzi del mestiere stipati nella borsa, tra tedeschi e partigiani che si davano la caccia. Allora, anche da noi, morire era più facile che vivere. Beata incoscienza? Molto di più: la consapevolezza che una creatura aveva bisogno di lei. E questo bastava per darle tutta la sicurezza del mondo. Se vi fa comodo chiamarlo dovere, fate pure così, ma non si tratta solo di questo.
Chi si dedica agli altri lo fa per amore, glielo dice il cuore, che è sempre una parola grossa da non usare. Quanto grande è il suo? Qui per saperlo c’è solo l’imbarazzo della scelta: basta chiederlo a uno dei tanti bambini, che adesso sono diventati uomini, a cui è stata sempre vicina. Però, badate, questa volta non mi riferisco a quelli che ha contribuito a far venire alla luce, ma agli altri, a cui ha dedicato l’intera vita. Sono i meno fortunati, che una mamma non l’hanno vista mai o l’hanno persa per strada e che lei, come ha potuto, ha cercato di sostituire, confortandoli nei piccoli e nei grandi affanni. Facendo di tutto, ma sempre con quel suo sorriso disarmante stampato sul volto a cui è difficile resistere. Quanto vale un attimo di serenità, per un ragazzo che soffre? Forse più di un tesoro e lei, solo tra Feltre e Pedavena, tra i piccoli ospiti della Comunità di Villa San Francesco e altrove, di tesori ne ha distribuiti tanti. Quello che ha ricevuto in cambio però, c’è da scommetterlo, è stato molto di più e lo si capisce solo a guardarla: dalla luce che le brilla negli occhi. Uno ci può credere o no, ma Francesco, che per arrivare ad amare la pace ha fatto prima la guerra, aveva ragione quando diceva che la vera ricchezza è quella dell’amore che si porta dentro e che è fortunato chi può darne una parte anche agli altri. Con semplicità, ovviamente, come ha insegnato lui. Adesso, però, basta con le citazioni e torniamo alla nostra storia, che ha il sapore di una favola, da raccontare accanto al fuoco del camino. Io non so scrivere le prefazioni, già la parola mi intimidisce, ma so che le più belle sono quelle che durano poco. Perciò, se volete respirare una boccata d’aria pulita, fatta di emozioni e di sensazioni vere, tuffatevi in questo libro che ci ha regalato Sergio Sommacal.
Leggerete di una vita vera, che vi sorprenderà per la sua freschezza. L’autore, già affermato giornalista, ha la mano e lo stile del grande scrittore. Ci propone un affresco di vita con linguaggio semplice ed essenziale, senza mitizzare niente, soprattutto senza sovrapporsi mai al personaggio, seguendo con pazienza il filo della cronaca. C’è una cifra del grande Balzac, nella cura scrupolosa dei particolari e nel disegno degli ambienti, che sicuramente vi piacerà. E farete una scoperta che rincuora: non è vero che in tutto quello che ci gira intorno non c’è più speranza. La vicenda di Maria, ostetrica per professione e mamma per vocazione, è fatta apposta per dimostrare il contrario. Ma, vi avverto fin d’ora, la storia non è finita, avrà un seguito. Questi sono stati soltanto i suoi primi ottant’anni. Dopo quota ottomila, leggeremo il seguito e – non abbiamo dubbi – sarà altrettanto bello.
Auguri, Maria!”
I sentieri del cuore riguarda, in senso figurato, i sentieri della vita. Riassume molti viaggi, incontri prodigiosi in altre latitudini (5 i viaggi nell’altro emisfero) e in ogni parte del mondo. Raccontati spesso con dovizia di particolari si rifà a sentieri reali: dalla copertina che riprende le Dolomiti di Canazei alla Ghirardelli Square – San Francisco (in quarta di copertina) Un capitolo è dedicato a Sergio Leone ed Ennio Morricone, poichè l’autore è un profondo conoscitore del West americano. Si passa poi dalla poesia all’amore inteso, non solo a livello di coppia, ma come sentimento universale verso la natura e gli animali – in particolare i cani.
Guido Grassi laureato in economia ha per anni lavorato in banca. Si definisce amante sfrenato della vita, anticonformista, creativo, imprevedibile. Il suo sembrava un destino segnato, ma i fatti dimostrano il contrario e afferma di avere una esistenza straordinaria
Solo un angelo proveniente dal continente in cui gli “invisibili” affrontano avventure e missioni sempre sul filo del rasoio fermerà il Comandante. Una squadra di uomini pronti a tutto per salvare delle vite.Tra intrighi, segreti e discutibili amicizie, il protagonista cede al richiamo del cuore mentre il mondo e il suo Generale, sembrano avere ancora bisogno di lui e dei suoi uomini.
Una squadra di “senza nome” svela nel romanzo i lati oscuri e seducenti del continente nero, mentre una rete di rapporti controversi che attraversa deserti, oasi e giungle in cui i serpenti non sono gli esseri più velenosi, è la chiave per risolvere i casi “impossibili”.
Un racconto che nasce da fatti di cronaca realmente accaduti.
Laureato in Diritto internazionale ha sempre fatto l’imprenditore e il consulente. Da qualche anno si dedica ad aiutare imprenditori in difficoltà. Inquieto e curioso alterna alla sua professione, le passioni che più lo coinvolgono tra le quali la scrittura. Nei suoi racconti c’è molto del suo girovagare per il mondo. Attratto dal Medio oriente e i Paesi Asiatici, si immedesima, impara e sugge del loro passato, dei miti e delle usanze che sembrano dissetarlo. Una prosa cruda e a tratti politicamente scorretta che traspare spesso dai suoi titoli. L’angelo del deserto è il suo quarto libro
Andrea De Bernardin pubblica con edizioni DBS il suo secondo libro del quale dice “la mia Provincia è una delle poche interamente montane del nostro Paese, con le sue positività e le sue contraddizioni. Negli anni ho osservato attentamente il mutare della mia terra e della sua gente e, partendo proprio dall’esperienza personale, ho provato ad approfondire quella che definirei – la questione montagna – in un momento in cui essa vive evidenti difficoltà; con evidenti trasformazioni sociali, culturali, urbanistiche. Le certezze che facevano parte del vivere dei nostri nonni sono praticamente scomparse e se, da un lato, l’evoluzione ha comportato certamente un miglioramento complessivo degli stili di vita, dall’altro ha accelerato, sin troppo, drastici cambiamenti negli stessi abitanti della montagna. In buona parte del Paese la montagna sta letteralmente morendo ma salvarla e farle vivere una nuova vita non è impossibile”.
Andrea De Bernardin, nato e cresciuto ai piedi della Marmolada, sin da giovanissimo è appassionato di storia al punto da incentrare su di essa l’attività lavorativa e trarne ispirazione per diverse apprezzate pubblicazioni. Una fra tutte “La città di ghiaccio, guerra nelle viscere della montagna”, assieme al collega Michael Wachtler. E’ stato sindaco di Rocca Pietore per tre mandati (dal 2009 al 2024). Ha collaborato a numerose pubblicazioni sulla storia e sulle tradizioni ladine.

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