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€12,00
Esaurito
Un percorso guidato dalla storia e dalla poesia negli anni del secondo conflitto mondiale a Caerano di San Marco. Il libro nasce dalla volontà dell’autore, don Giorgio Morlin, di recuperare la Memoria collettiva di Caerano di San Marco, piccolo centro rurale-industriale che come migliaia di altri paesi italiani durante la seconda guerra mondiale venne ferito e segnato da fatti e violenze difficili da raccontare.
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Un percorso guidato dalla storia e dalla poesia negli anni del secondo conflitto mondiale a Caerano di San Marco.
Questo libro nasce dalla volontà dell’autore, don Giorgio Morlin, di recuperare la Memoria collettiva di Caerano di San Marco, piccolo centro rurale-industriale che come migliaia di altri paesi italiani durante la seconda guerra mondiale venne ferito e segnato da fatti e violenze difficili da raccontare. Spiega l’autore nella presentazione: “In questo recupero del passato sono stati individuati alcuni nuclei narrativi che riportano eventi e volti di personaggi già noti e confluiti nel patrimonio caeranese della storia locale.
Tali nuclei narrativi, che con il passare del tempo rischiano lentamente di sbiadire fino a scomparire del tutto, innanzitutto vengono riproposti nella loro storicità documentata, così come sono stati raccontati in ricerche effettuate nei decenni scorsi. Quindi, questi stessi eventi, nel momento in cui vengono illuminati e trasfigurati da una rilettura e da una re-interpretazione poetica, acquistano una dimensione globale che trasforma alcune microstorie paesane in riferimenti ideali di grande significato che richiamano, attraverso la poesia appunto, i valori universali della vita, della speranza, della convivenza civile e della pace. È proprio questo il significato dell’espressione “sentieri fioriti” richiamata nel titolo.
Nel libro ci sono molte voci che raccontano di sé e degli eventi con il linguaggio della semplicità e dell’efficacia, senza cornici accademiche e senza commemorazioni retoriche. Sono voci “minori” che, pur insignificanti nell’immenso tragico mare della macrostoria dei cinque anni di guerra, manifestano tuttavia una percezione emotivamente coinvolgente delle vicende narrate dove emergono non i grandi problemi del mondo ma i volti concreti e semplici di uomini e di donne con un nome e un cognome.
Nelle testimonianze di queste persone, ormai quasi tutte scomparse, manca l’analisi scientifica dello studioso ma vibra l’emozione partecipante del protagonista o dell’osservatore diretto di eventi nei quali trovano spazio i sentimenti positivi o talvolta anche negativi dell’uomo. In questa raccolta di testimonianze, come in una specie di “collage” strutturalmente diversificato e unitario allo stesso tempo, si racconta il vissuto collettivo, doloroso e coraggioso, della comunità di Caerano così com’era 70 anni fa.
La presente ricerca, strutturata in undici capitoli, sviluppa altrettanti ambiti della memoria di quegli anni dove uomini e donne recuperano i propri vissuti, da protagonisti diretti o da testimoni oculari, con vicende che spaziano dalla corrispondenza dei soldati con il parroco alla ritirata in Russia, dalla prigionia alla resistenza disarmata delle donne, dagli orrori di Villa Morassuti ai giorni della liberazione, dal salvataggio degli ebrei all’eccidio Stecca, ecc. Le donne e gli uomini, che hanno dato voce alle vicende caeranesi legate al periodo bellico, dopo 70 anni sono ormai tutti scomparsi, eccetto due o tre ancora viventi. Evidentemente ciascuno di questi testimoni ha ricordato il “suo” episodio individuale, quello che “lui” ha visto con i suoi occhi o vissuto personalmente. Sono emersi così spezzoni di verità storica soggettiva, collocati l’uno accanto all’altro, probabilmente anche in maniera non sempre omogenea e organica all’interno di un contesto paesano, nazionale e mondiale.
Comunque, questa ricerca intende darsi un obiettivo: ricomporre i frammenti di testimonianze individuali e collettive nel quadro unitario di una comunità, quella di Caerano di San Marco dal 1940 al 1945, dove il singolo episodio caeranese viene proiettato sullo sfondo universale e mescolato nel magma informe di quella tragica stagione dell’umanità. Alcuni dei testimoni sono militari, altri invece sono semplici civili, uomini e donne caeranesi. Però, gli uni e gli altri sono sostanzialmente equiparati sulla base della stessa condizione umana di sofferenza in quel drammatico momento storico e della stessa appartenenza ad una precisa comunità cui tutti indistintamente fanno riferimento, non solo sul piano abitativo-anagrafico ma soprattutto su quello affettivo-vitale.
Lungo questi sentieri, tortuosi ma anche fioriti, possiamo raccogliere anche oggi, pur a distanza di 70 anni, germogli capaci di aiutare la comunità caeranese a costruirsi il suo futuro, come ci richiama il Premio Nobel Elie Wiesel. Da questo punto di vista, le poesie di Loretta Menegon, poste in appendice a ciascun capitolo, contribuiscono, come spiragli di quel “cielo” di cui parla Anna Frank, ad illuminare il non facile percorso della nostra storia individuale e collettiva, come singoli cittadini e come popolo. Il linguaggio poetico, presente nelle tradizioni culturali di tutte le epoche e di tutte le latitudini, è una modalità espressiva capace di trasfigurare la dimensione locale degli eventi storici proiettandoli in un orizzonte universale. All’interno di questo orizzonte più vasto, la forza della poesia si conferma come un vitale antidoto alla disperazione distruttiva che segna le molteplici e tragiche stagioni dell’umanità.
Giorgio Morlin, autore di questo libro, è scomparso prima che il volume potesse essere dato alle stampe. “Fino all’ultimo si è dedicato con entusiasmo a questo libro – spiega Loretta Menegon, le cui poesie erano state volute dal sacerdote all’interno del libro – e a questo libro affidava la speranza di un rinnovato impegno delle giovani generazioni verso ideali quali la libertà e il rispetto di ogni uomo e di ogni credo”.
E’ don Giorgio stesso a spiegarlo nell’introduzione all’opera: “Affinché la progressiva, inevitabile lontananza nel tempo non diventi insignificanza o, addirittura, inesistenza per le generazioni future, ho ripercorso i sentieri della memoria di Caerano San Marco, mio paese natale, e dissepolto alcuni frammenti di un vissuto collettivo segnato contemporaneamente dalla morte e dalla vita, dalla sofferenza e dall’amore, dalla paura e dal coraggio. Sono antichi sentieri fioriti, tracciati da uomini e donne che, protagonisti o testimoni di storie di dolore, di speranza, di magnanimità e magari anche di viltà, potrebbero comunque far germogliare oggi nuovi messaggi di vita”.
Il ricavato della vendita del libro sarà interamente devoluto a manifestazioni ed incontri di promozione della conoscenza della storia della resistenza e della Shoah.
Indice
Presentazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 7
I – Corrispondenza epistolare dei soldati caeranesi con il parroco
(1940-1943) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 11
II – Lettere dalla Russia di Alessandro Bernardi alla mamma
Amalia (1942-1943) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .pag. 33
III – L’odissea di Ilario Morlin nella ritirata russa
(1942-1943) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 55
IV – Diario di Roldo Marconato (n. 33496) nel lager tedesco
di Kustrin (1943-1945) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .pag. 83
V – Villa Morassuti di Montebelluna, luogo di sevizie
per antifascisti (1944) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .pag. 101
VI – La resistenza disarmata e taciuta di alcune donne caeranesi
(1943-1945) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 125
VII – Salvataggio di alcuni ebrei a Caerano durante
l’occupazione tedesca (1943-1945) . . . . . . . . . . . . . . . . . . .pag. 147
VIII – Il 1° marzo 1945 le SS tedesche arrestano e seviziano
don Giovanni Peretti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . pag. 175
IX – Caerano 30 aprile 1945: eccidio di 6 civili al borgo Stecca . . .pag. 191
X – La resa incondizionata dei tedeschi tra gesti di magnanimità
e meschinità . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .pag. 217
XI – La brigata partigiana Nuova Italia e il suo comandante
Publio Corradi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .pag. 245
I sentieri del cuore riguarda, in senso figurato, i sentieri della vita. Riassume molti viaggi, incontri prodigiosi in altre latitudini (5 i viaggi nell’altro emisfero) e in ogni parte del mondo. Raccontati spesso con dovizia di particolari si rifà a sentieri reali: dalla copertina che riprende le Dolomiti di Canazei alla Ghirardelli Square – San Francisco (in quarta di copertina) Un capitolo è dedicato a Sergio Leone ed Ennio Morricone, poichè l’autore è un profondo conoscitore del West americano. Si passa poi dalla poesia all’amore inteso, non solo a livello di coppia, ma come sentimento universale verso la natura e gli animali – in particolare i cani.
Guido Grassi laureato in economia ha per anni lavorato in banca. Si definisce amante sfrenato della vita, anticonformista, creativo, imprevedibile. Il suo sembrava un destino segnato, ma i fatti dimostrano il contrario e afferma di avere una esistenza straordinaria
Solo un angelo proveniente dal continente in cui gli “invisibili” affrontano avventure e missioni sempre sul filo del rasoio fermerà il Comandante. Una squadra di uomini pronti a tutto per salvare delle vite.Tra intrighi, segreti e discutibili amicizie, il protagonista cede al richiamo del cuore mentre il mondo e il suo Generale, sembrano avere ancora bisogno di lui e dei suoi uomini.
Una squadra di “senza nome” svela nel romanzo i lati oscuri e seducenti del continente nero, mentre una rete di rapporti controversi che attraversa deserti, oasi e giungle in cui i serpenti non sono gli esseri più velenosi, è la chiave per risolvere i casi “impossibili”.
Un racconto che nasce da fatti di cronaca realmente accaduti.
Laureato in Diritto internazionale ha sempre fatto l’imprenditore e il consulente. Da qualche anno si dedica ad aiutare imprenditori in difficoltà. Inquieto e curioso alterna alla sua professione, le passioni che più lo coinvolgono tra le quali la scrittura. Nei suoi racconti c’è molto del suo girovagare per il mondo. Attratto dal Medio oriente e i Paesi Asiatici, si immedesima, impara e sugge del loro passato, dei miti e delle usanze che sembrano dissetarlo. Una prosa cruda e a tratti politicamente scorretta che traspare spesso dai suoi titoli. L’angelo del deserto è il suo quarto libro
Andrea De Bernardin pubblica con edizioni DBS il suo secondo libro del quale dice “la mia Provincia è una delle poche interamente montane del nostro Paese, con le sue positività e le sue contraddizioni. Negli anni ho osservato attentamente il mutare della mia terra e della sua gente e, partendo proprio dall’esperienza personale, ho provato ad approfondire quella che definirei – la questione montagna – in un momento in cui essa vive evidenti difficoltà; con evidenti trasformazioni sociali, culturali, urbanistiche. Le certezze che facevano parte del vivere dei nostri nonni sono praticamente scomparse e se, da un lato, l’evoluzione ha comportato certamente un miglioramento complessivo degli stili di vita, dall’altro ha accelerato, sin troppo, drastici cambiamenti negli stessi abitanti della montagna. In buona parte del Paese la montagna sta letteralmente morendo ma salvarla e farle vivere una nuova vita non è impossibile”.
Andrea De Bernardin, nato e cresciuto ai piedi della Marmolada, sin da giovanissimo è appassionato di storia al punto da incentrare su di essa l’attività lavorativa e trarne ispirazione per diverse apprezzate pubblicazioni. Una fra tutte “La città di ghiaccio, guerra nelle viscere della montagna”, assieme al collega Michael Wachtler. E’ stato sindaco di Rocca Pietore per tre mandati (dal 2009 al 2024). Ha collaborato a numerose pubblicazioni sulla storia e sulle tradizioni ladine.

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